e col mattino un'angelo, e quell'angelo eri tu....
CATERINA, De Gregori. Una delle sue canzoni che amo di piu', non solo perche' a volte succede che parole e musica si fondano magicamente in un qualcosa di perfetto, ma perche' trova esattamente le parole giuste per dirlo. Per dire che la vita e' faticosa, e' dura ma se vuoi cogliere il bello, la gioia, i miracoli che ti puo' regalare, devi rischiare tutta l'altra faccia della medaglia, devi rischiare lacrime e batticuori, sangue e paure. Pero' vale la pena. E chiudersi alla vita per paura di soffrire e' sciocco, e lo dice una che lo ha fatto. E quindi Caterina deve ricordare che "la vita non e' comoda per nessuno, quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo, devi rischiare la notte, il vino, e la malinconia, la solitudine e le valige di un'amore che vola via, e 500 catenelle che si spezzano in un secondo, e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo, chissa' se in quei momenti ti ricordi della mia faccia, quando la notte scende e ti si gelano le braccia....".
"Nata di marzo, nata balzana, casta che sogna di esser puttana". Cosi' Guccini massacra la sua donna nella canzone "Quattro stracci". Non so se ancora adesso ma un tempo si diceva che le nate di marzo sono curiose, strambe, particolari. C'e' un film del sempre troppo sottovalutato Antonio Pietrangeli che si chiama NATA DI MARZO. Ci sono Jacqueline Sassard e Gabriele Ferzetti (un bellissimo Ferzetti) che si incontrano, si innamorano, hanno tanti anni di differenza, vivono negli anni '50, con lui dolcemente maschilista e lei vivace e inquieta. Baruffe, che poi peggiorano, litigi, crisi domestica. La sensibilita' con cui Pietrangeli narra la sua ennesima figura femminile e' impagabile. La Sassard e' dolce, immatura, e piena di vita. Ferzetti e' innamorato, protettivo,forse un po' troppo antico e ancora rispecchiante la mentalita' del tempo, per cui un tradimento di un uomo e' sempre meno grave di quello di una donna. Per carita', opinione assurda ma a Ferzetti in quel film perdono tutto. Siamo nel 57, ancora tanta strada fare...ma trovarli ora uomini cosi'.
Ho sempre amato le scatole, per un po' le compravo poi smisi perche non sapevo piu'
a) cosa metterci dentro
b) anche tenendole vuote, dove metterle.
Credo che a molte donne piacciano le scatole, hanno un loro fascino misterioso, quel nascondere, quell'essere dei mini secretaire dove riunire cose varie che non hanno un senso di per se', ma unite nella scatola si danno forza. Mi piacciono quelle di cartone, quelle con un po' di stoffa, quelle di latta, quelle di paglia, tinta unita o colorate. Ne ho una bellissima, di latta rosa con sopra disegnata la locandina di LA VITA E' SPLENDIDA (Kerr-Grant). E dentro vi ho appunto messo le cianfrusaglie che non avrei conservato se non giustificate dallo stare insieme in questo scrigno: articoli vecchi di riviste che ogni tanto amo rileggere, un lembo di seta blu e crema di una amata camicia da notte che si ruppe, un' articolo dove Giovanna Mezzogiorno raccontava cosa teneva in borsa, una pubblicita' vecchia credo di Dolce e Gabbana,una mini borsettina da sera, sbrillucicante, che era di mia madre. Ora vi ho aggiunto i tappi di spumanti aperti per festeggiare ricorrenze varie, con sopra scritta la data, e due rose seccate, in ricordo dei mazzi regalati dal mio compagno per i miei due ultimi compleanni.
Se avessi una casa di 13 stanze, in una vi metterei solo scatole e trousse da borsetta (altro oggetto per il quale perdo la testa)!
Di questo film non mi e' piaciuto un eccesso di pathos che a volte volge al melodramma senza pero' averne la struttura, o quanto meno una struttura sufficientemente forte e asciutta. A volte i dialoghi eccedono, incespicano, risultano forzati. Quello che mi e' piaciuto sono Cate Blanchet e Judi Dench, fantastiche, sognante e fragile la prima, indurita e segnata la seconda, ma sempre con un sogno d'amore per il quale sperare. Bellissimo il modo in cui la Dench esprime l'atroce solitudine della sua vita, sia quando si reca la prima volta a pranzo dalla collega, si mette elegante e va dal parrucchiere, tentando pateticamente di non farlo vedere, ipotizzando improbabili appuntamenti in centro per deviare la curiosita' della ragazzina figlia dell'amica,e ancora di piu' quando, dentro la vasca, spiega quanto impietosa puo' essere una vita di solitudine, di giorni e giorni e minuti e minuti dove non succede nulla, al punto che tutto un fine settimana ruota intorno al ritiro dei vestiti in lavanderia, e lo sfiorare involontario della mando del bigliettaio del tram, fa fremere tutto il corpo. Ci si incattivisce se si e' soli, magari lo si puo' anche meritare, ma la perfida Dench in questo film fa anche tenerezza. Per lo meno a me l'ha fatta....il che puo' significare che sarei una sua probabile vittima?????!!! :o)
A me piaccioni i film polizieschi, ma solo quando sono lineare, semplicissimi da seguire, tipo: quello e' cattivo, quello e' buono, quello e' ambiguo ma cosi' ambiguo che te lo dico io, lo sceneggiatore, cosi' tu,povera cara, non ti imbrogli!! Slevin e' una via di mezzo tra un film lineare e uno articolato, ci sono apparenti semplicita' che tali non sono, e trama che si dipana in molti personaggi, tutti peraltro brillantemente interpretati da un ottimo cast,Ben Kinglsey, Morgani Freeman, Lucy Liu e Bruce Willis. La cosa che ho apprezzato e' la capacita' di inserire battute brillanti, spiritosa, svelte e ritmate in un contesto di poliziesco classico, con morti ammazzati, vendette, minacce e crudelta' varie. Dialoghi da commedia anni 30, in mezzo a pistole e coltelli pronti a colpire.Regia movimentata, larga, con movimenti veloci di camera. Mi ha fatto passare un piacevole sabato pomeriggio casalingo.
Nora Ephron scrisse la sceneggiatura di "Harry ti presento Sally", commedia salva umore nei momenti no, visto e rivisto decine di volte, sempre piacevolissimo per scivolare in un'ora e mezza di allegria e freschezza di battute (la ola fatta allo stadio da Bill Cristal e il suo amico,mentre gli racconta di essere stato mollato dalla sua donna, e' sempre un pezzo da novanta!) . Ora sto leggendo della Ephron "Il collo mi fa impazzire". Si parte dal suo odio per il collo che cede all'eta', e si arriva a parlare di borse, di quartieri della City, di quando lavoro' come ufficio stampa nello staff di Bill Clinton. La scrittura e' intelligente e gradevole, disimpegnata quanto basta per godersela in un viaggio in treno.Non e' un libro che lascia un segno indelebile nella propria vita ma si fa leggere con il sorriso, visto che con l'ironia si puo' sdrammatizzare anche un collo troppo rugoso.
Non vincero' mai l'oscar, non metteranno mai il mio nome nei titoli di coda di un film,quando parte il pezzo piu' bello della colonna sonora, non mi ringrazieranno mai nell'introduzione di un libro di quelli cosi' belli che quando finiscono lo vuoi tenere in mano ancora per alcuni minuti, rileggendo cose inutili e gia' lette, tipo di chi e' la copertina o quante ristampe ci sono state. Ne' credo mi dedicheranno canzoni, anche se faccio finta che Over the rainbow l'abbiano scritta per me. Pero' in questo mio primo post del mio incerto e goffo blog, posso far finta di aver vinto l'oscar, fare i ringraziamenti di rito, e ringraziare quindi una persona che mi ha detto un giorno, leggendo un mio intervento sul suo blog:"Perche' non ne apri uno tuo?".Questa persona e' 159 cm. Grazie!Oggi sto tentando di aprire il mio blog, gia' mi arenero' al primo tentativo di fare qualcosa di difficile, ma per ora ci sono. E' domenica, la domenica dell'ora legale, quando, all'atto pratico, ci rubano un'ora di vita, e questo non mi piace.Non mi piace e per superare il malumore da "No, domani al lavoro noooo!", apro il blog.
PS Devo imparare a fare quella cosa strana e bellissima che fate tutti con tanta facilita', quella che citate un nome, il nome viene fuori scritto diverso,piu' grande o colorato, e basta andarci sopra e si apre il sito.Okay, un respiro e un passo alla volta.