Non lo scopro certo io il potere evocativo delle canzoni, solo che mi sorprende sempre. Poche cose fanno effetto "macchina del tempo immediata" come poche note, o due righe di testo, proprio quelle due righe li'.
1967 - "La Follia" - I RIBELLI- Io avevo 7 anni e quel 45 giri fu il primo che acquistai con i miei soldi, faticosamente risparmiati dentro un borsellino. Lo detti a mia madre che usciva a fare la spesa, e che me lo compro' da Upim. Torno', il disco in mano e il borsellino semi vuoto, cosa che mi stupi' non poco. Misi la canzone a tutto volume, presa da un'eccitazione febbrile, saltando sui materassi rivoltati per prendere aria.
Oppure "Bridge over trouble water" - SIMON AND GARFUNKEL, ascoltata per la prima volta da adolescente, con quell'arrogante e assurda sensazione che fosse stata scritta per me, perche' capiva esattamente cosa avrei voluto scrivere io se fossi stata capace di scrivere una canzone.
"Just like a Woman" -BOB DYLAN, che mi faceva diventare grande un po' di piu' ad ogni ascolto, mentre leggevo la sua biografia, sottolineavo alcune righe con la matita, e scrivevo i commenti affianco e, mannaggia, non ci sono piu' riuscita a farlo, ora sono troppo repressa dai non si fa, non si scrive sui libri, ma penso che poi ,a rileggerli anni dopo, sia fantastico.
Per esempio, ora che ho finito STUPORI E TREMORI della Nothomb, sarebbe carino scriverci su qualcosa, magari a matita, ma ho il super io che me lo vieta.
Elvis Costello canta SHE, come per Over the rainbow faccio finta che qualcuno me la dedichi, e mi preparo per godere un po’ di sabato pomeriggio.
Quanto cambiano le sensazioni con il cambiare delle stagioni, lo stesso gesto prende altri respiri, accoccolarsi sul divano con la copertina arancione, ha una struttura diversa dello starci con i bermuda e le gambe che chiedono aria e fresco. E' tutto piu' congeniale per la visione di un film. L'altro pomeriggio pioggia, freddo umido e penetrante, sono stata costretta ad allungarmi fino al supermercato, non vicinissimo. Passi veloci, un po' ammusata che non avevo voglia di stare all'esterno, fatto spesa sintetica, il minimo indispensabile, a me che piace farla, ma volevo tornare presto a casa. Gli ultimi metri mi pregustavo il calduccio di casa mia. Appena entrata ho infilato la tuta calda, ho fatto il the alla vaniglia,un Ferrero Rochet, la luce spenta del salotto, sera e freddo lasciati fuori, ed e' partito "Alta Fedelta", con Grace Kelly, Bing Crosby, Frank Sinatra, e un'attrice di cui ora ho scordato il nome ma che ho adorato nel ruolo della fotografa, una faccia buffa e spiritosa. La Kelly all'inizio vestiva color crema, camicia e pantaloni, sottile, in perenne movimento, bellissima, scarpe da casa stile espadrillas arancioni, e per richiamare il colore, faceva roteare fra mano e tasca un fazzoletto arancione che non aveva funzione se non quello di dare piacere agli occhi, piccoli trucchi glamour. Ho provato a fare parallelismi con il suo originale "Scandalo a Philadelphia", ma poi mi sono stufata, sono diversi, forse il primo e' migliore, ma ho goduto tantissimo anche del secondo, con le musiche di Cole Porter. Certi piaceri invernali sono impagabili.
Domani vado a Roma, toccata e fuga, solo per andare a fare una visita medica martedi'. Voglio sperare che la casa mi accolga senza guai, senza contatori saltati,acqua a terra e vicine del piano di sopra dubbiose sul fare l'unica cosa logica da fare, ossia chiamare l'idraulico e di corsa pure. Mi piacerebbe anche che il treno non faccia ritardo, e che la sera non sia troppo stanca e ce la faccia ad andare al mio adorato cinema vicino casa. Vorrei che al Centro per la Cefalea mi dessero un'ottima cura per il mal di testa, come hanno fatto altre volte, e non quest'ultima, e quindi lasciare il reparto allegra e sorridente e farmi un panino al bar dell'ospedale, che saro' anomala ma quei panini li' io li trovo favolosi e mi piace mangiarli con il cappuccino, che non e' un connubio tanto normale ma lo adoro.