giovedì, 29 novembre 2007

E qualcosa rimane

Mia madre aveva un senso dell’umorismo eccezionale. Un misto di ironia, sarcasmo e teatralita’. Sapeva rifare il verso a tutti, vedeva una persona e, se, ne era colpita, la imitava dopo 3 minuti, cogliendone il nocciolo del carattere, le sottigliezze piu’ accurate. O a volte invece ne metteva in risalto le cose piu’ grossolane ma che nessuno sapeva tratteggiare come lei, tutte le mie amiche adoravano i suoi racconti. Amava il cinema e il teatro. Da giovane voleva fare l’attrice, recito’ in una compagnia di dilettanti, fece l’esame d’ammissione all’accademia d’arte drammatica, arrivo’ seconda, ma il padre non le permise di andare avanti. Amava i libri in maniera smisurata, da piccola leggeva la notte con la pila tascabile nascosta sotto le coperte, e le fu facile trasmettermi tale amore semplicemente cominciando a passarmi, quando avevo 10 anni, e in maniera sconsiderata per la mia eta’, titoli forse un tantino precoci ma appassionanti, e sui quali lei mi contagiava solo con lo sguardo. Amava gli occhi di Al Pacino, la sagra del Padrino, il the che per un lungo periodo bevve pure prima di andare a dormire. Amava il mare, e quando faceva il bagno cantava canzonette anni 60, amava guardare il Festival di Sanremo mettendo i voti , la voce di Pierangelo Bertoli. L’avvento del videoregistratore le cambio’ la vita, comincio’ a registrare film a tutte le ore, camera sua divenne una cineteca per la sua felicita’.  Cucinava benissimo ma odiava fare la casalinga. Negli anni '70 partecipammo un pomeriggio ad un cineforum, davano UNA GIORNATA PARTICOLARE, bellissimo film, solo che a noi di stare pure al dibattito che si teneva dopo non ci andava proprio, nonostante gli inviti quasi ordini delle “compagne femministe”. Scappammo sui titoli di coda, ridendo come quando a scuola si scappa dalla preside.

Aveva  un sorriso unico e luminoso. Era un po’ fragile e sensibile, e sapeva ridere. Sapeva sempre capire quando bisognava ridere, solo che la vita spesso non e’ stata gentile con lei.

La cosa piu’ devastante, quando non l’ho piu’ avuta con me, e’ stata quella di non poterle piu’ raccontare le cose. Le cose avevano una loro compiutezza solo se  gliele raccontavo. Altrimenti smettevano di avere alcun senso. Ed e’ dura vivere senza che le cose abbiano senso. Poi ci si rimette un po’ insieme, e le cose per forza ricominciano ad averne uno di senso, ma credo che se la vita avesse un lato magico, dovrebbe un giorno venire il genio della lampada e offrirmi non tre,  ma un desiderio, ed io chiederei di passare un giorno con lei. Ed in questo giorno ci metterei un pranzo fuori, e prenderei l’arrosto con i piselli, come una volta da piccola che andammo a pranzo fuori solo lei ed io, e poi un cinema al primo spettacolo, come usavamo fare, e un the preso al bar TRE SCALINI  a piazza Navona, e un film in cassetta sul divano, con la copertina sopra le gambe. E poi basta, nient’altro di piu’, ma forse ne uscirei con provviste di ossigeno da qui e fino alla fine del mondo.

postato da: aleike alle ore 12:29 | link | commenti (19)
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martedì, 27 novembre 2007

La fiera di Santa Caterina

La foto ho scordata di farla, mannaggia. Perche' l'immagine della fiera, che fa gia'  straordinariamente Natale,con tutte le bancarelle, le luci, la folla che si accalcava, l'avrei conservata volentieri, che quanto odio i mercati orto frutticoli, quanto amo i mercatini con tutte le cose sparse e varie, dai piatti e le tazze, alle cose per la cucina, ai pigiami, ai dimostratori che con voce tonante fanno vedere come tagliano le patate quei taglia verdure che hanno loro, che per un momento quasi pensi a come hai fatto a vivere fino a quel momento senza possederne uno. E un'infinita' di stand con cosine varie di Pucca, che ormai ha soppiantato Winni Pooh nel mio cuore, e vendita di cd originali che per dimostrartelo, non trovavano di meglio che far risuonare nell'aria Pupo o Nino D'Angelo, decorazioni natalizie e lucine. Quadri con le cornicione d'oro e il dipinto con il mare in tempesta e il veliero, eppure c'e' chi li compra, e quadri piu' carini,felpe bruttine, calzini belli, "pentole a tre euro donne", e il venditore di zucchero filato che non mangiavo da una vita e che ho visto bene di divorare e con il quale mi sono impiastrata le mani in maniera indegna. Il freddo si era fatto pungente, si camminava bene urtandosi un pochino, erano urti che non davano noia, si era quasi amici della gente, l'atmosfera era amichevole. E l'acquisto di 2 paia di calzini  di soggetto natalizio piu' due paia di calzini fatti a mano di quelli da casa per tenere il piede molto molto caldo ha suggellato alla perfezione il pomeriggio alla mia prima fiera di Santa Caterina, nome di per se' molto bello e saggio, che ricorda la splendida canzone di De Gregori che sentirla una volta di piu' non fa mai male, perche' ci ricorda che
LA VITA CATERINA LO SAI NON E' COMODA PER NESSUNO QUANDO VUOI GUSTARE FINO IN FONDO TUTTO IL SUO PROFUMO, e che quindi per essere felici devi rischiare tanto. Ma si sa, il Principe la sa lunga su certe cose.
postato da: aleike alle ore 11:36 | link | commenti (12)
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venerdì, 23 novembre 2007

Ricci,riccioli, e cresime

Domani vado a fare una 48 ore a Roma, partenza sabato mattina presto, rientro domenica pomeriggio, tutto molto di corsa, c'e' la Cresima di mio nipote, che fino all'ultimo aveva rigurgiti di anticonformismo adolescenziale e non la voleva fare piu', ma io so che con il vestito elegante sara' un fico da paura e che io mi commuovero' vedendolo, ha imposto alla mamma di fare le bomboniere al negozio del commercio equo e solidale, e dalla zia, che sarei io, ricevera' un regalo poco da Cresima ma molto da "me e lui", ossia due libri sul cinema, uno su Hitchckock e uno su Tim Burton, e questo e' il nostro stile.
Non ci sara' tempo per un giro per il mio chiassoso quartiere e per le sue bancarelle, e per la mia Upim tanto amata che sta li' da quando avevo 5 anni, ne' per un cinema all'Alhambra, ne' per la mostra di Kubrick al palazzo dell' Esposizioni. Sara' una full immersion di parenti e famiglia, e oggi pomeriggio lavorero' arditamente per creare un compromesso fra il mio solito stile di vestire molto molto molto casual e qualcosa che si avvicini ad un vago e pallido concetto non dico di eleganza ma quanto meno di mise che non metto ordinariamente per fare la spesa.
Mentre accade tutto cio':
- proseguo con la lettura de L'ELEGANZA DEL RICCIO, che mi fa venire voglia di essere anche io, come Manuela, amica di questa portiera, per fuggire dal mondo e nascondermi con lei nella sua casa, bevendo il the al gelsomino
- ascolto, stimolata dal ricordo che ne ha fatto Lui  , gli Smith e rivado col pensiero ai miei anni 80 e ai suoi vinili
- ho tagliato i capelli e ho una testa piena di riccioli BELLISSIMI.
postato da: aleike alle ore 11:05 | link | commenti (12)
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lunedì, 19 novembre 2007

un we con la torta

Quando venerdi' facevo la torta al cioccolato, pensavo che deve essere stato un classico di tutte le infanzie che quando la mamma faceva un dolce, ci veniva permesso poi di mangiare i rimasugli che rimanevano nel  recipiente nel quale era stato preparato, quel miscuglio dolce e ancora crudo che arrivava a picchi di bonta' celestiali. Venerdi' me lo sono autorizzata da sola, e mentre la torta cuoceva nel forno, io con il mestolo di legno ripulivo i bordi della terrina e decidevo che quelle non erano calorie, erano un classico dell'infanzia e come tali non facevano ingrassare. Sabato sera a mangiare una pizza in un posto carino, fuori faceva piuttosto freddo, gli antipasti misti che una porzione basta per due, la pizza super condita, con tante acciughe e io adoro le acciughe, molte olive e molti capperi,e la birra media, e anche tutto cio' erano fuori conteggio calorico, perche' il sabato sera si deve star bene e godere e sorridere.
La domenica al calduccio a casa, con il nuovo cd di Ligabue, un po' di faccende domestiche da sbrigare, un salto al centro commerciale dove abbiamo trovato un mini albero di natale delizioso, con mini decorazioni, e a pranzo abbiamo mangiato gli spaghetti con il sugo al misto mare. Anche a loro e' stato severamente proibito di entrare in un eventuale computo calorico, una domenica cosi' non va certo fatta innervosire con tali volgari conteggi. Ho fatto scorte di the rosso e bianco. Il the e' bravissimo, non possiede calorie, ha un'anima nobile.
L'ultimo sgarro si e' fatto ieri sera sul tardi, vedendo il dvd di The constant gardener, e agguantando una fetta del dolce fatto venerdi', perche' sarebbe anche poco carino  verso la torta stessa ignorarla. Bene, da oggi si torna seri per una settimana, la bellezza delle regole e' infrangerle per poco tempo, ma quel poco quanto vale!
postato da: aleike alle ore 10:44 | link | commenti (25)
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mercoledì, 14 novembre 2007

Riprendendo un post altrui

Tempo fa Simona C. parlava  QUI   della bellezza dei riti. Riprendo il discorso che trovo affascinante e penso a quei riti che non sono ripetitivita' noiose e frustranti, che abbattono lo spirito, ma piuttosto piccole certezze quotidiane, che in qualche modo seminano la nostra vita di ancore di salvezza. Ogni epoca ne ha di diversi, ogni pezzo di vita e soprattutto ogni eta'  e' colorato da appuntamenti fissi che ci scegliamo solo noi, e non il nostro capo ufficio o il senso del dovere.   Il bello,pero', e anche il misterioso dei riti, e' che noi crediamo di sceglierli, ma in realta' sono loro che scelgono noi. Non si puo' decidere a tavolino qual e' il nostro rito quotidiano, cosa puo' spezzare la fretta e il ritmo ansiogeno della giornata per donarci un attimo di freschezza e di allegria. In qualche modo e' lui che ci raggiunge di soppiatto e ci dice:"Eccomi, io sono il tuo momento SI, prendimi!". Piu' li cerchi i riti, e piu' loro scappano. Se ti metti li', invece, tranquillo, fischietti, fai vedere che pensi ad altro, si fanno gentilmente afferrare e non ti lasciano piu', a meno che non sia tu a volerlo fare.
Ultimamente di riti nuovi ne ho tre:
- la mattina prendere il caffe' sempre allo stesso bar, prima di affrontare la spesa da fare in una strada un po' affollata, dove c'e' un mercato chiassoso che non amo, allora quel caffe', fatto sempre da quel barista gentile so che mi dara' la carica necessaria per cominciare la giornata;
- dopo pranzo accoccolarmi sulla poltrona, a leggere, con C. che sta al pc. nella stessa stanza, e sapere che in genere ad un certo punto scivolo nel sonno, e fare appena in tempo, con movimenti da contorsionista, a prendere, senza alzarmi, la coperta arancione e buttarmela addosso;
- andare al cinema il martedi' alle 20, che quando si torna la casa e' calda, mentre fuori e' freddo, si ha una discreta fame, in pochi minuti la cena e' a tavola, Ballaro' si riesce ad acchiappare anche se e' iniziato, e fra l'intervento di  un politico e l'altro, rivivo qualche scena del film.
Sono pochi tre riti, ne voglio altri ma fingo di non cercarli cosi' li trovo.

postato da: aleike alle ore 18:42 | link | commenti (13)
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venerdì, 09 novembre 2007

Si vede la luna persino da qui.

E' un periodo che Ligabue canta "Niente paura" a piu' non posso, mentre la realta' di questi tempi un po' di paura me la porta, non e' un granche' di novembre. Quando ero piccola volevo fare, in ordine di periodo, la cantante perche'  incantata da Gigliola Cinquetti che cantava "Non ho l'eta", la sarta perche' incantata  da zia Nanna che con cura e sicurezza  maneggiava bottoni e filo, la parrucchiera perche' incantata dal profumo della lacca e dalla gentilezza delle shampiste di mia madre, che talvolta facevano i capelli anche a me. Poi la maestra, perche' trovavo bellissimo poter ordinare: prendete il sussidiario e apritelo a pagina 7. Poi la maestra-suora, perche' la mia era cosi', suor Maddalena, la mattina faceva la maestra, il pomeriggio andava alla Upim, la sera vedeva il Rischiatutto, e amava le canzonette. Mi sembrava un bellissimo modo di passare la giornata, un buon programma di vita. Ma c'era una cosa sopra a tutto questo, una cosa inviolabile, la mia volonta'. Quello che desideravo, lo avrei fatto. I discorsi assurdi che per fare la cantante ci voleva una bella voce od essere intonati, non mi toccavano, erano discorsi sconclusionati, il realismo era robaccia da adulti, se io gradivo fare una cosa, l'avrei fatta. Chiaro che la vita non e' cosi'.Chiaro pure che il piano B a volte fallisce. Si, lo so, dopo la B c'e' sempre una C pronta a partire con il suo piccolo piano, che magari uno ridicolo e patetico se lo e' preparato pure lei, e allora perche' non darle retta a questa povera lettera dimenticata?
Volere non e' potere, a questo non ci credo piu' da quando ho compiuto 10 anni. Ma credo sempre nel provare a provare, che e' meglio di niente.
postato da: aleike alle ore 17:01 | link | commenti (10)
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martedì, 06 novembre 2007

Bla, bla, bla, bla....

Quando sono particolarmente affannata e di corsa, la mia abituale tendenza al parlar da sola,aumenta vorticosamente: non solo parlo da sola,  a voce alta, o rivolgendomi agli oggetti con i quali vengo man mano in contatto, ma posso anche parlare cantando, facendo parodie di canzoni che adatto alla situazione che vivo al momento. Spesso questo avviene mentre mi accingo a svolgere le faccende domestiche. Non sono nata casalinga, a casa davo una mano a mia madre, ma una mano sola, non due, e poi, quando sono andata a vivere da sola, lavoravo, e le cose di casa le facevo,si', ma nei ritagli di tempo, sapendo che dovevo contentare solo me, e come mi pareva a me, e quando pareva a me. Ora, pur senza subire alcuna pressione, mi sento un po' piu' responsabile dell'andamento generale della casa, e voglio fare le cose al meglio, ma non voglio neanche avvilirmi li', con un metaforico fazzoletto in testa, a pensare solo al mocio e al sugo, e allora il tempo si deve triplicare, faccio le cose saltellando tra l'ascolto della radio, allo smistamento della posta, al blog mio, ai blog degli altri, poi trilla il conta minuti, e allora mi ricordo e corro a controllare la verdura, peso la pasta, giro le polpette, agguanto la pezzetta, pulisco, torno al pc, una pulitina al bagno, e tutto cio' facendo una sorta di radiocronaca schizzata di cio' che sto facendo, infilandoci anche alcune perle di umorismo che fanno ridere solo me, e non credo solo perche' non ci siano altri uditori al momento...
Un "Ma sei bravissima!" detta al finocchietto, erba selvatica foggiana che si sta rivelando inaspettatamente rapida nella cottura, e' stato appena trillato in cucina. "Ti dispiace se ti sposto un po', Clementina?" e' stato invece chiesto alla piantina, che mi doveva fare spazio sul tavolo. Le penne, mentre venivano pesate, sono state addirittura omaggiate di una canzone, non diro' quale per un rimasuglio di pudore. Ma dite la verita', chi non parla mai da solo?Alla fine secondo me,sono solo i matti che stanno sempre zitti.
postato da: aleike alle ore 11:29 | link | commenti (18)
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sabato, 03 novembre 2007

Da giovedi' a sabato

Due cose carine sono successe in questo ponte lungo che piu' lungo non si puo'  e che raramente capitano di cosi' fortunati per il lavoro, tranne che ora io non sto lavorando e quando lavoravo, in genere lavoravo anche i festivi, e quindi la cosa mi sta indifferente.
La prima cosa e' che ho visto un film italiano (premetto che a me l'"apparentemente" sotto tono,angusto e condominiale stile cinematografico italiano piace assai) che mi ha preso molto,  dal primo fotogramma e per non lasciarmi piu', il film e' Questo. Mi piaceva l'atroce verismo di cio' che succedeva, di cio' che tutti sappiamo che potrebbe succedere per mille motivi a ciascuno di noi, e mi e' piaciuto pensare che ci sono mille modi di reagire, quello fermo, pietrificato, shockato,e quello reattivo, magari con una rettivita' non controllata e molto nervosa, c'e' sempre e comunque questa certezza che se non si producono soldi si perdono i diritti, il diritto di sorridere, di apprezzare le piccole cose, di amare, ed essere amati, di esistere e avere dignita'. E poi c'era la storia d'amore,  un amore che non e' una favola, che subisce scosse violente, che riceve calci e pugni e rimane segnato,che rischia di assottigliarsi, di stancarsi, di cedere, ma siccome e' forte, e' solido, rimane, perche' qualsiasi cosa la si possa ricominciare con le mie mani nelle tue. Panorami bellissimi e vedute mozzafiato di Genova.
La seconda cosa e' che nella mia citta' hanno aperto una libreria vera, di quelle con tanti libri,dove trovi sempre quel che cerchi, con gli orari continuati, che quindi ti ci puoi intrufolare in qualsiasi momento tu ne abbia voglia, che e' aperta anche la domenica, per salvarti dalle malinconie tipiche di questo giorno. Oggi c'e' stata l'inaugurazione , e c'era Niccolo' Ammaniti che ha presentato il libro di un suo amico, Antonio Manzini  e il libro era "La Giostra dei Criceti". Eravamo tanti, pigiati nel caldo, la presentazione e' stata carina e vivace, ho fatto delle brutte foto con il mio cellulare e stavo sempre con uno stolido sorriso sul volto.
postato da: aleike alle ore 19:29 | link | commenti (17)
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