domenica, 24 febbraio 2008

Si...viaggiare!

Ho sempre avuto un senso dell'orientamento scarsissimo. So che molti lo dicono ma poi verifico sempre che non e' vero, o e' vero solo in parte, dirlo a volte e' un vezzo, o comunque, anche dicendolo in buona fede, non si ha idea di cosa significhi veramente avere il vuoto mentale di quale sara' la strada da percorrere. Io a Roma vivevo nello stesso quartiere da sempre, ho cambiato zona quando sono andata a vivere da sola e sempre vicinissimo alla casa dei miei genitori ma, non so come dire: se, molto concentrata in pensieri miei, entravo in un negozio e poi ne uscivo, dovevo sempre sforzarmi per capire se proseguire verso destra o sinistra. Roma e' immensa, quando ho cominciato a girarla in macchina ho imparato 5 o 6 percorsi, e ogni qualvolta dovevo andare verso una meta diversa, allungavo di chilometri per fare in modo di passare per uno di quelle 5 o 6 tappe, mi dava sicurezza ed era piu' sicuro arrivare a destinazione. Ma poi bastava un senso unico che non ricordavo, una deviazione improvviso per lavori stradali, un errore mio per trovarmi, rossa in viso e con le palpitazioni a mille, a non capire piu' un piffero di dove stessi andando. Ci sono alcuni righe di UN TURISTA PER CASO, di Anne Tyler, che descrivono perfettamente la mia situazione, e' proprio la sorella del protagonista che in sostanza narra che loro di quella famiglia, hanno TUTTI lo stesso problema, non hanno senso dell'orientamento, e che quando cambiarono quartiere, lei andava dal droghiere e non sapeva tornare a casa. Come mi sentii capita, quasi amata! Per far capire come sono dovrei fotocopiare quella pagine e distribuirle. E ci sono alcuni posti dove so arrivare ma non so visualizzare prima nella mente il percorso, non so spiegarlo, e se avviene un minimo cambiamento e' la fine, mi sento come so fossi, che so, precipitata a Berlino. Qui nella nuova citta', peraltro molto piu' semplice e lineare di Roma, mi sono avventurata poco ma mercoledi' scorso l'ho fatto; io e la mia Isolina (la 500) siamo arrivate fino al centro commerciale. Ero molto emozionata e al ritorno trovavo tutti gli espedienti per rimandare il momento del tragitto all'incontrario, perche' le insidie si nascondono sempre li', al ritorno. Ma ce l'ho fatta, molto bene e molto speditamente, per sicurezza non ho acceso l'autoradio,sia mai mi distraessi per cantare qualche sciocca canzonetta, ma ho cantato a squarciagola e vale doppio.
postato da: aleike alle ore 18:46 | link | commenti (23)
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lunedì, 18 febbraio 2008

La cupezza arriva a tradimento, accorri piano B!

Sabato mattina mi ero svegliata a Roma di umore scintillante. Amo tanto quella casa, e quando vi torno e' sempre cosi'. Dovevo scendere a fare un po' di spesa, in attesa di andare a pranzo da mia cugina per festeggiare mio nipote, semplice riunione di famiglia molto piacevole per me, occasione per rivedere persone che amo rivedere, quindi altra nota positiva che si aggiunge al mio brillante umore. Mi lavo, mi vesto e commetto un errore. Indosso un maglioncino rosa con una scollatura a V appena appena accennata, niente di che, fa pure freddo, ma profonda abbastanza da farmi vedere un disastro di decolte', una serie di solchi  e curve disegnate sulla mia pelle. E com'e' che non mi sono mai accorta di questo sfacelo?Poi mi ricordo. Lo avevo notato anche sotto Natale, sempre li' nel bagno di Roma, dove la luce arriva fin troppo diretta. Avevo rimosso tutto, avevo il mal di testa, sono sempre intontita quando ho il mal di testa, e poi mi faceva comodo scordare. A Foggia nel bagno c'e' una luce piu' garbata e attenuata e non ci avevo pensato piu'. L'umore precipita al nero, come se non pochi mesi ma 10 anni si abbattessero su di me. Sono vecchia. Esco con un muso fino ai piedi. Mi sento e sono vecchia, ridicolizzo tutte le mie frasi sul sentirsi "ragazze dentro", sull'avere un'anima fresca e giovane, no, c'e' poco da fare, baby, il tuo decolte' canta un'altra canzone. Entro da Habana, delizioso negozio che a Roma ho sotto casa, e vedo delle maglie a buon prezzo. E di vari colori. Ne prendo una NERA colore che non scelgo quasi mai perche' non mi dona. Mi impedisco l'acquisto di qualsiasi sfumatura di celeste o rosa o rosso, sono vecchia e devo vestire di NERO. Vado alla Gs, mi fiondo nel reparto creme, voglio l'antirughe, quello che ho sta per finire, devo avere gia' la scorta, come fosse il metadone, da ora in poi ne mettero' il doppio, e lo voglio piu' potente. Agguanto quello con Jane Fonda sulla confezione, per over 60, penso "Perche' aspettare i 60?Cosi' metto riparo prima", e intanto il mio respiro si fa sempre piu' affannoso e inquieto , non sono in me, non ragiono, sono diventata cupissima. Va bene, calmiamoci, lo dico a voce alta, anche se rischio sguardi strani da altri acquirenti che passano. Respiro. Penso che avere tutte le sere ritratta su di una crema la Fonda, che , seppur bellissima, e' molto piu' anziana di me, mi deprimerebbe troppo, e poso la diabolica mistura. Ne scelgo un altro, che promette grandi cose, piu' una crema per il contorno occhi. Pure il burro di cacao lo prendo anti age. Poi mi calmo un poco. Vedo una confezione di piccoli ovetti di Pasqua dentro una deliziosa tazza con sopra effigiata la principessa de LA BELLA E LA BESTIA. Oh, come la vorrei prendere....Per mia nipote?No, per me. Ma allora, chi sono?Una vecchia, una fanciullina, una sempre po' stupida? E se per oggi la smettessi di pensare e mi godessi Roma e il mio pranzo con i parenti e il mio regalo di San Valentino che mi ha fatto C.? A fatica, ma sono riuscita a mettere in pratica quest'ultimo piano, il famoso piano B.
postato da: aleike alle ore 11:03 | link | commenti (16)
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venerdì, 15 febbraio 2008

Alcune cose che ci sono.

FILM:
n questi giorni ho visto in dvd due film italiani, LA GIUSTA DISTANZA di Mazzacurati e IL DOLCE E L'AMARO di Andrea Porporati. Mi e' piaciuto di piu' il primo, mi piace sempre e sono affascinata dalla descrizione di quei piccoli paesi del nord est, gli stessi posti di cui si parlava ne LA RAGAZZA DEL LAGO, dove tutti sembrano gentili, e ti salutano per strada, e sotto si nascondono cose brutte. Il Dolce e l'Amaro invece mi e' saputo piu' di gia' visto, tanti film sulla mafia, tante fiction, e ma questo film non e'  riuscito ad aggiungere molto di piu' a tutti gli altri, pur rimanendo un film dignitosissimo.
LIBRI:
Sto leggendo CAOS CALMO, procedo con gusto e con ritmo, mi piace, e amo molto leggere libri sui quali ci si e' divisi, mi piace poter  dire la mia. Spesso l'autore scrive cose che spesso penso, ad un certo punto parla della "minuzzaglia della vita della gente", delle piccole cose quotidiane che fanno il tessuto portante delle nostre minute vite. Anche io osservo spesso queste minuzzaglie, mi ci blocco, mi ci fermo, ci sogno sopra, invento, scruto e vorrei saperne molto di piu', perche' se riesco a farle un po' mie, poi sto sempre meglio.
SERIAL:
E ci sono stati due episodi di Lost di quelli americani, della quarta serie, con i sottotitoli, che mai avrei pensato di farmi prendere cosi' tanto da una serie da volerli vedere in questo modo, ma le ultime puntate hanno avuto un'impennata di adrenalina ed emozioni e commozioni da far fatica poi a rilassarmi per dormire. Ma come e' divertente farsi coinvolgere tanto da un telefilm, mi sembra di tornare agli anni '70 quando aspettavo Happy Days, o, piu' in la' negli anni, Charlie's Angels!
VIAGGI E MIRAGGI:
Poi ci sara' Roma, oggi pomeriggio, per poter presenziare domani ad un pranzo di compleanno di mio nipote, al quale ho regalato un film di Billy Wilder,  e invece ho sognato che gli regalavo un orrendo vestito da uomo, di taglia sbagliata e con la fodera scucita...
postato da: aleike alle ore 12:21 | link | commenti (10)
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lunedì, 11 febbraio 2008

Freddo!!!!

Le parole piu' pensate e pronunciate da me in questo fine settimana sono state "porca miseria,che freddo". A partire da quando venerdi' pomeriggio sono andata a vedere SOGNI E DELITTI, di Woody Allen. Rimango dell'idea che lui sia del tutto incapace per costituzione mentale di fare un brutto film, ma di sicuro e' debolino, fragile, non ha mai quei picchi nei dialoghi e nella regia ai quali ci ha abituato. Tanto freddo sabato pomeriggio, quando faccio un salto alla nuova libreria, che ormai tanto nuova non e' piu', sta qui da novembre per alzare la qualita' della mia vita, e veramente l'amo sempre piu' ,trovo tutto quello che voglio, e se non trovo, l'ordinazione viene fatta con un sorriso carico di promesse. Ho comprato Fred Vargas, SOTTO I VENTI DI NETTUNO, stimolata dai pareri di SimonaCwords e MissMeletta, e ho ordinato A CENA CON ANNA KARENINA, dopo averne letto la recensione da Pattybruce. Poi un saltino in profumeria, rapido e indolore economicamente, anche se  la voglia di giocare al reparto fondotinta - mascara sarebbe stata tanta, anche perche' l'Oreal regalava, a chi comprava il mascara, un porta carte di credito. Ora, io non uso il porta carte di credito. Ne' lo userei se mi fosse regalato. Non per cattiveria o per pregiudizio, solo perche' mi trovo bene a usare gli scompartini del portafogli. Solo che l'infantilismo che e' tipico mio e, secondo me, di molte donne, fa si' che siccome il giocattolo veniva regalato con l'acquisto, viene voglia subito di fare l'acquisto stesso, perche' allora quel porta carte di credito sembra delizioso nonche' irrinunciabile!Caspita, e' un regalo, chi rinuncerebbe ad un regalo?Ma in genere sono brava, ho resistito, sono uscita dal negozio, esclamando un ennesimo "Che freddo!".
Un impegno di lavoro di C. mi porta a stare un po' all'aperto, e la parola chiave del week end diventa una sorta di cantilena perenne, la canticchio, ne faccio filastrocche e ninna nanne, sognando the caldo con il rhum, che non ho mai assaggiato ma lessi in un libro che lo davano da bere ad un annegato in ipotermia e la cosa mi colpi' molto, e ad ogni breve, iniziale sensazione di freddo penso al the con il rhum.
A sera si va a cena fuori, in un locale grazioso ma un po' buio. Pero' si mangia bene, si fanno due tavoli, maschi e femmine, e il lato femmine e' infarcito di frasi lamentose su come si facciano tanti sacrifici durante la settimana per stare a dieta, e poi basta una serata cosi' per vedere vanificato il tutto, e intanto, mentre le parole saggiamente sottolineano tale concetto, le mani avidi agguantano piatti di mozzarelle, affettati, parmigiana di melanzane, pancotto, fagioli,frittatine,bruschette e tante altre gustosita' annaffiate dal vino, che andare a cena fuori e bere l'acqua minerale ha senso solo per un astemio, ma per fare la dieta, no. Tanto, e' opinione comune, ci penseremo lunedi' . L'ultimo "che freddo" viene pronunciato all'uscita dal locale, ma e' il piu' intenso di tutti, ci vuole casa, un termosifone, una coperta, un piumone, magari anche i miei occhiali da vista e un po' di libro in semi solitudine.
postato da: aleike alle ore 11:05 | link | commenti (21)
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giovedì, 07 febbraio 2008

Norwegian Wood

Ho perso un po' nel tempo l'abitudine di sottolineare a matita i brani dei libri che mi colpivano di piu', e al tal proposito ricordo un SULLA STRADA di Jack Kerouc, letto e molto vissuto intorno ai 15-16 anni, e scarabocchiato assai. Ma ho ripreso l'antica abitudine per NORWEGIAN WOOD, di Murakamai Haruki. A pag. 331:
"Come ti ho gia' detto in passato, la cosa piu' importante e' avere pazienza. Bisogna districare tutti quei fili aggrovigliati a uno a uno, senza scoraggiarsi. Per quanto una situazione possa sembrare disperata, c'e' sempre una possibilita' di soluzione. Quando tutto attorno e' buio non c'e' altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all'oscurita'".
Questa frase, bellissima, viene pronunciata da Reiko, uno dei personaggi piu' forti del libro. Ma la forza di questo personaggio nasce da un suo passato di violenta fragilita', e tutta la storia e' permeata da fragilita', mancanze di equilibri, paure, ansie, dolorose morti. Il tutto viene raccontato con apparente leggerezza, con linearita' levigata, ma si soffre, si fa un up and down continuo con i sentimenti e le emozioni. Pero' Haruki ci sa regalare, in mezzo a tanta durezza, una piccola perla di fiducia, una saggezza che ci aiuta a capire che in effetti, quando un periodo e' nero, invece di scalciare ottusamente, l'unica cosa da fare e' respirare, calmarsi, abituarsi al dolore e cercare di districare i nodi che sono alla base.
Un bellissimo romanzo, senz'altro un libro che regalerei sapendo che la persona che lo attraversera' ne uscira' arricchita.
Qui il parere di Pattybruce, che fu mia complice, insieme a Gonzolettore e a Dreca,  il 31 dicembre, a Roma, quando lo acquistai!
postato da: aleike alle ore 17:35 | link | commenti (21)
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domenica, 03 febbraio 2008

Seconda!

Quando ero piccola, ero la classica rappresentante del motto decoubertaniano L'IMPORTANTE NON E' VINCERE MA PARTECIPARE. Giocavo d'estate con mio fratello di 4 anni piu' grande, una bambina maggiore di due, e un bambino di addirittura 6 anni piu' di me. Ci scatenavamo in giochi bellissimi e fantasiosi e mai una volta che arrivassi prima. Che fosse nascondino, Monopoli, calcio, corsa, automobiline, sempre e sempre il mio posto era l'ultimo. C'erano pero' due cose belle. La prima e' che tutte le mattine che Dio mandava in terra, all'inizio del torneo, ero convinta che quella volta ce l'avrei fatta. Non pensavo che la maggiore eta' dei miei compagni portasse per forza maggiore forza fisica, scaltrezza, arguzia,no, io pensavo semplicemente che siccome desideravo tanto vincere, sicuramente quella sarebbe stata la volta buona. La seconda era che, pur non vincendo, non smettevo mai un secondo di divertirmi. Anche se la mia automobilina gialla rimaneva distanziata di due metri, anche se non riuscivo mai a trovare nessuno, o se a Monopoli fallivo al secondo giro perche' azzardavo compra vendite insensate (altrimenti che gusto c'era?), comunque io godevo troppo a giocare. Puntuale come la morte o come una cambiale scaduta, arrivava la sconfitta, ma la delusione durava poco, il sorriso mi tornava facilmente sulle labbra perche', come si usa fra ragazzini, si iniziava subito un altro gioco e allora...perche' non avrei potuto vincere quella volta? Se giocavo con mio fratello a "chi arriva primo",con tutto il vantaggio, mi distanziava di metri, e tagliava il traguardo urlando "PRIMO"!Io, che ovviamente ero arrivata seconda perche' altri concorrenti non ve n'erano, sentivo il bisogno comunque di urlare "SECONDA!", perche' era un grido di gioia, come dire "Okay, ho perso ma ci sono anche io!".Il fatto e' che giocare e' troppo bello, e anche se siamo grandi giochiamo ancora, con le suonerie dei cellulari, con i rossetti, con l'ennesimo lucidalabbra, con le penne colorate, le trousse con i pupazzi, i post it a forma di cuore, i pennarelli, le cancellerie libidinose, insomma, i giocattoli ce li cerchiamo, diversi ma li troviamo sempre. Quello che ci manca e' la granitica certezza che questa volta ce la faremo a vincere. E io mi chiedo: ma dove e' quella bambina che non poteva neanche concepire che non sarebbe andata a finire bene? Troppa spazzatura finisce sulle nostre piccole vite, ed e' duro  il percorso. Pero' penso che l'Alessandra piccola fosse infinitamente saggia, e intelligente, e se devo prendere esempio da qualcuno, voglio prendere esempio da lei, e credere che si', stavolta vinco. Ma soprattutto, se non vinco, non fa assolutamente niente.
postato da: aleike alle ore 19:23 | link | commenti (15)
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