Per una vita ho odiato la domenica, specialmente di pomeriggio. Ho iniziato da bambina, quando in teoria non si ha ancora molto diritto ad avere queste antipatie immotivate, anzi, quando si e' piccoli la domenica dovrebbe essere giorno di festa.Ma io ricordo il sottile malumore che mi prendeva di pomeriggio, malumore che cercavo di stemperare vedendo quella poca televisione pomeridiana che esisteva allora, e che aumentava furiosamente quando i miei mi avvisavano che era ora di andare a messa. Con gli anni la domenica e' diventata il giorno al quale si inizia a pensare con un "che bello, si dorme di piu!'" ma gia' dopo una mezzoretta dall'essersi svegliati, il magone si intromette. L'idea di tornare al lavoro, le strade vuote, le saracinesche dei negozi abbassati, l'idea, magari sbagliata ma radicatissima, che le famiglie sono tutte riunite e felici, e tu sei li' da sola, in pigiama, a ciondolare per casa, cercando di ottimizzare il tempo facendoti una maschera al viso o mettendo apposto un cassetto, con un muso che arriva ai piedi. Ore libere a disposizione, e non saperle riempire con cinema, passeggiate in centro, musei, libri o dvd, perche' non c'e' nulla da fare, queste sono tutte cose bellissime da fare ma non di domenica. La domenica e' pesante, si sentono tanti fili piombati attaccati per tutto il corpo che fanno sentire a terra.
Un po' la mia vita e' cambiata, e ora la domenica l'affronto meglio, anche se la malinconia rimane sempre li' in un angolino, pronta a farsi notare. Oggi pero' no: e' finito un contratto di lavoro pesante, dall'altra stanza arrivano le note di Over the rainbow, mangio una galletta con il cioccolato bianco, bevo il the, mi aspetta un po' di lettura piacevole, e per stavolta la battaglia contro la domenica l'ho vinta io.