I piccoli spicchi di luce che si vedono dalle finestre, quando fuori e' buio, e' sera o quasi sera, e freddo, e si immagina una vita calda dentro, una tavola apparecchiata, un fornello con sopra una pentola e qualcuno che rimescola. Si possono immaginare quadri e musica, vita e abitudini, mentre noi con il passo siamo gia' scivolati oltre, e di quella gente non sapremo mai niente.
Le roselline gialle che ho comprato, e messo in due vasi color arancio, che cambiano la faccia della stanza.
La ripresa in mano di UN ALBERO CRESCE A BROOKLYN, suggerito dal blog Immersioni Libridinose, che mi ricorda quando lo lessi da ragazzina, e mia madre che me lo passava con il solito entusiasmo da amante dei libri contagiosa.
Un po' di sole dopo giornate scure.
Una foto nuova messa sul cassettone, sono io che sorrido, in gita sul Gargano, che quando sorrido in un certo modo nelle foto mi sono stranamente simpatica.
Il mal di testa quando e' passato.
Mettere a posto tutti i calzini colorati invernali, quelli stupidi con fiori e pupazzi e righe, quelli che si dovrebbero lasciare alle adolescenti e proprio per questo li compro.
Notare un vago dimagrimento allo specchio.
Avere sempre e solo quella tazza per il the del pomeriggio.
Andare a letto verso l'una, addormentarmi e sentire, nel sonno, il mio compagno che viene a letto e riaddormentarmi con uno spirito migliore.
Ascoltare Damian Rice.
Riuscire a mettere un po' pace fra i pensieri ansiogeni, riuscire, magari solo per pochi minuti, a pensare che tutto andra' bene, liscio, lineare e pensare che tutta la paura del mondo e' gia' sparita.