Scordiamo il remake" Non c'e' posta per te", scordiamo Nora Ephron e Meg Ryan, contro le quali non ho nulla, anzi, sono pennellate allegre che hanno ben girato e interpretato un grazioso film di cassetta, alzando con leggerezza la qualita' della commedia soft brillante americana. Ma "Scrivimi fermo posta" (1939, Ernst Lubitsch) e' altro, contiene un umanita' malinconica e un po' dolente, poco leggera, uomini e donne in bianco e nero che vivono problemi economici, una visita medica di troppo da dover risparmiare, un posto di lavoro per il quale lottare. E dentro il
negozio, dove si svolge tutta la storia, con tutte le difficolta' del quotidiano, le traversie e i "sissignore" detti al capo, nasce un luogo caldo, vivo, umano. La protagonista femminile (Margaret Sullavan) deve incontrare per la prima volta James Stewart, fino ad ora si sono solo scritti partendo da un annuncio sul giornale, e per farsi riconoscere non trova altro meraviglioso mezzo che un garofano rosso come segnalibro in una copia di Anna Karnina, e solo questo delizioso dettaglio farebbe amare questo film, dolcemente antico quanto basta per farcelo sentire vicino e moderno, perche' certi sentimenti per fortuna sono sempre gli stessi, come certi rapporti che iniziano con battibecchi e antipatie per poi finire in grandi amori, come certe scatole che sicuramente esisteranno in qualche parte del mondo, scatole da sigarette o da confetti, che se si aprono suonano Oci Ciornie.
In realta' ho visto e rivisto questo film in due momenti malinconici della vita e in entrambi i casi ne ho tratto conforto e lo consiglio se si vuole fare un piccolo e magico viaggio in un mondo che solo in parte non c'e' piu'. Mentre io rimango in attesa di rivedere, prima di Natale, Harvey, che se si parla di magia ha tanto da insegnare a tutti noi....