Sono quasi alla fine di NORWEGIAN WOOD di Murakami Haruki, non ho tempi di lettura rapidi, un po' per seguire la mia natura attuale, un po' per scelta. Lo stile di Haruki mi piace, mi culla, mi dondola, e mi piace l'apparente semplicita' con la quale racconta cose devastantissime. Solo che
due giorni fa sono arrivata in un punto che mi ha particolarmente rattristata, e siccome in tutto il libro c'e' sottile tristezza, ho deciso che dovevo intervallare la lettura degli ultimi capitoli con qualche altra cosa.
La scelta e' caduta su due riletture, LETTERE ALLA MADRE, di Sylvia Plath e QUADERNO PROIBITO di Alba De Cespedes. Veramente stamattina ho cominciato a ridere a crepapelle da sola, pensando al fatto che per evadere da un momento di malinconia libresco, sono andata a planare sulla cara e tenera Sylvia Plath, ci vorrebbe un'analista per capire quale tortuoso percorso mentale mi ha fatto giudicare il suo carteggio con la madre piu' vitale di Haruki, ma forse il motivo e' semplicemente che il fascino di questa scrittrice vince la morte, vince il suicidio, e ogni testa infilata nel forno. Ci sono tante sue poesie che ancora non conosco, ma quello che piu' mi colpisce di lei e' l'estrema precocita', la lucidita' di scrittura in eta' molto giovanile. E le sue foto, il suo sorriso, un sorriso pieno di voglia di vivere, di fiducia. Dove va a finire la fiducia che tutti noi abbiamo nella vita?
La De Cespedes anche e' una rilettura, rilettura di un libro modernissimo, attuale, che dovrebbe essere piu' conosciuto e apprezzato di quello che e' ora. So che e' difficile trovare i suoi scritti nelle librerie, forse meriterebbe delle riedizioni. L'amore per questa scrittrice l'ho ereditato da mia madre, e ricordo uno sceneggiato televisivo tratto da Quaderno Proibito con una fantastica Lea Massari.
Per ora saltello e mi barcameno fra questi tre volumi, con il mio fido paio di occhiali da lettura sempre li' accanto.