Quando ero piccola vendevano dei piccoli pacchettini di cartoncino, avvolti in carta di colore o rosa o giallino, con dentro delle sorprese, piccoli giochi, cose da poco ma che entusiasmavano noi ingenui bambini degli anni '60, e si chiamavano, appunto, le sorpresine. Ho iniziato un lussuoso week end super lungo da mercoledi' sera, quando sono andata a Roma, e nel pacchetto della sorpresina, ovviamente il mio era rosa, ho trovato:
Giovedi' dei giri con C. per quei negozi tipo mega emporio, con mille cavolate di genere casalingo, a pochi soldi,dove acquisto, per esempio, un portachiave di perline a forma di farfalla, decisamente brutto ma divertente, svariate pezzette multiuso per pulire la cucina, e altre chincaglierie che mi fanno sentire allegrissima
Venerdi' un pranzo con la mia amica N., con la quale parlare e' bellissimo; ci facciamo dei regali reciproci senza essercelo detto, e quello che ricevo io e' un accappatoio bianco, con tutti cuori celesti, una roba divina, che quando lo indossero', sembrero' sicuramente Julia Roberts in non so quale film, quando indossa appunto un accappatoio bianco, ma il mio ha anche i cuori.E poi un incontro con la mia amica M. nel suo luogo di lavoro,e mi ha fatto uno strano effetto rivedere le scrivanie e gli oggetti di cancelleria standard di dove lavoravo prima,inseriti in stanze sempre un po' anguste, molti anni di vita ho passato dietro a quelle scrivanie, e ogni volta, nel bene e nel male, divenivano casa mia.
Poi un cinema con mia cugina, alla sala che a Roma prediligevo, il Quattro Fontane, e il film visto, La Banda, e' molto carino, con quella giusta quantita' di surreale, ne' troppa ne' poca. Le ho regalato un libro, per il compleanno, regalare libri e' bello perche' insieme a lui regaliamo sempre un pezzo di noi.
E poi un altro Maigret da vedere in serata con C., che negli anni l'ho capito, rivedere quel vecchio sceneggiato porta solo bene, Gino Cervi non tradisce mai.
Sabato pranzo e cena di famiglia, pizzeria un po' deludente, dolci mediocri, che odio fare eccezioni alla dieta per poi ingurgitare calorie che non mi soddisfano, ma per vedere i nipoti questo ed altro.E domenica mattina ho rivisto Ovosodo dopo secoli, grazie ad Ossimoro che me lo ha citato in un commento, e non ricordava molte cose,tra cui una sottile vena malinconica, una faticosa vitalita' conquistata a stento, ma alla fine conquistata, solo che c'e' sempre quell'ovo sodo in mezzo alla gola, che preme, che non va ne' su ne' giu, e, come il Piero del film, me lo sento anche io st'ovo sodo, quando sto per lasciare la casa, prima del viaggio, quando controllo se ho preso tutto, guardo i mobili, i muri e mi accorgo di quanto li amo, di come un pezzo della mia anima e' sempre li', ma poi comincia il viaggio di ritorno, e l'ovo sodo piano piano scende, ci aspetta la nostra casa, che ha un suo profumo particolare, misto di borotalco e legno, e in macchina si sente un po' di Gianna Nannini, e c'e' una mano sempre vicina alla mia.