"Non so dire, onestamente, cosa ne pensassi del film – era gia’ incredibile stare seduta in un cinema, bella comoda sulla poltroncina di cuoio fresco, con uno schermo grande davanti.…………………mi abbandonai alla magia dei colori e delle immagini. Ripensando a quei momenti, mi accorgo che una tale passione per Tarkovskij da parte di un pubblico che per lo piu’ non sapeva neanche scriverne il nome, e che in condizioni normali lo avrebbe nel migliore dei casi ignorato, nasceva piu’ che altro da una profonda privazione sensoriale. ERAVAMO ASSETATI DI BELLEZZA, IN QUALUNQUE FORMA, ANCHE QUELLA DI UN FILM INCOMPRENSIBILE, ULTRAINTELLETTUALE E ASTRATTO, SENZA SOTTOTITOLI E SFIGURATO DALLA CENSURA. ERA GIA’ MERAVIGLIOSO ANCHE SOLO RITROVARSI IN UN PUBBLICO, PER LA PRIMA VOLTA DA ANNNI, SENZA PAURA NE’ RABBIA, IN MEZZO AD UNA FOLLA DI ESTRANEI CHE NON FOSSE LI’ PER UNA MANIFESTAZIONE, UN RADUNO DI PROTESTA, UNA CODA PER IL PANE O UNA PUBBLICA ESECUZIONE."
Queste parole sono tratte da “Leggere Lolita a Teheran”, di Azar Nafisi, e secondo me sono parole di una bellezza e verita’ enormi. Le dittature non ci tolgono solo il diritto di votare, di avere preferenza per un determinata ideologia politica, di avere un sindacato che tuteli chi lavora. La dittatura attenta al cervello delle persone, a quella parte di anima che ha bisogno di cultura, di bellezza, di arte sotto varie forme. Il dittatore dice cosa si deve leggere e cosa no, quali canzoni si possono sentire e quali devono essere purgate, quale film e’ consigliabile e qual e’ “disfattista”,o “antipatriottico” . La dittatura ammazza i pensieri che corrono liberi e leggeri come i treni nella notte di Truffaut, e li fa rintanare in un angolo silenzioso e buio, fa vincere la paura contro le meravigliose e potenti sensazioni che si provano quando si vede un film in uno schermo grande, quando si legge il proprio autore preferito, riaccogliendolo ogni volta con l’amore della prima volta, quando si contempla un quadro, con la squisita consapevolezza di stare per entrarci dentro, come nel le pozzanghere di Mary Poppins. La dittatura a Teheran proibiva di vivere la vita nel suo insieme, dal poter esprimere i propri bisogni culturali, al portare dei calzini rosa, perche’ pure scegliere il proprio colore e’ vita e liberta’. Anche la dittatura che abbiamo avuto a casa nostra, oltre ad impedire il pensiero politico che non fosse di regime, vietava l’esprimersi delle persone, impediva agli omosessuali di esistere, censurava le pellicole e le canzoni e gli spettacoli teatrali. Ma siccome la liberta’ alla lunga vince, gli autori di testi inventavano rime e strofe apparentemente innocue, e che volevano dire proprio le cose proibite, perche’ la mente non si piega mai troppo a lungo. Come Azar gode’ quel giorno il suo film incomprensibile, noi ci possiamo tuffare in un mare di libri, film, opere d’arte, parole e immagini e vita. Grazie anche a quelle persone che tanti anni fa hanno costruito, con fatica e coraggio, il giorno che sara’ domani: il 25 aprile.
